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IL DISTURBO DI
PANICO
Il disturbo di panico rientra tra
i disturbi d'ansia classificati dal DSM-IV-TR (2001).
Diagnosi
Il principale criterio
per effettuare una diagnosi di disturbo di panico è, secondo il
DSM-IV-TR (2001), la presenza di attacchi di panico ricorrenti e
inaspettati, cioè non associati a stimoli situazionali.
Gli attacchi devono essere seguiti
da almeno un mese in cui sia presente uno o più dei seguenti
sintomi (DSM-IV-TR, 2001):
-
preoccupazione
persistente di avere altri attacco di panico;
-
preoccupazione sulle
possibili implicazioni o conseguenze degli attacchi di panico
(per esempio, perdere il controllo, avere un attacco cardiaco,
impazzire);
-
una significativa
alterazione del comportamento correlato agli attacchi di panico.
La caratteristica
distintiva degli individui con disturbo di panico è, infatti,
secondo vari autori, lo sviluppo di una preoccupazione ansiosa,
che viene focalizzata sul prossimo potenziale attacco di panico
improvviso (Barlow, Chorpita, Turovsky, 1996).
Viene inoltre stabilito,
dal DSM-IV-TR (2001), che gli attacchi di panico non devono
dipendere dagli effetti fisiologici diretti di una sostanza (per
es. intossicazione da caffeina) o da una condizione medica
generale (per es. Ipertiroidismo) e non sono meglio giustificati
da un altro disturbo mentale, come fobia specifica o sociale,
disturbo ossessivo-compulsivo, disturbo post-traumatico da
stress o disturbo d'ansia di separazione.
Negli individui con
disturbo di panico sono comuni anche attacchi di panico
sensibili alla situazione (vedi sezione su: attacchi di panico),
mentre sono meno frequenti gli attacchi situazionali (vedi
sezione su: attacchi di panico).
In merito alla frequenza
e alla gravità degli attacchi di panico, il DSM-IV-TR (2001)
evidenzia una forte variabilità: si possono osservare attacchi
moderatamente frequenti, ad esempio una volta a settimana, e
regolari o attacchi molto frequenti, ad esempio tutti i giorni
per una settimana, meno regolari, intervallati da settimane o
mesi senza attacchi o con attacchi meno frequenti per molti
anni.
Inoltre, negli individui
con disturbo di panico sono comuni anche gli attacchi
paucisintomatici, ovvero attacchi di panico in cui la paura
improvvisa o l’ansia sono accompagnate da meno di 4 dei 13
sintomi indicati dal DSM-IV come criteri diagnostici.
Il disturbo di panico può
manifestarsi senza o con agorafobia.
Il disturbo di panico con
agorafobia costituisce una specifica categoria diagnostica
del DSM-IV-TR (2001), che identifica come criterio principale
per la diagnosi, oltre a quelli stabiliti per il disturbo di
panico, la presenza di agorafobia. In questo caso sopraggiunge,
nell'individuo, la tendenza ad evitare luoghi e situazioni da
cui sarebbe difficile o imbarazzante fuggire, o in cui, se si
verificasse un attacco di panico, non sarebbe immediatamente
disponibile un aiuto (Sarti et al., 2000).
Secondo Gordeev (2008),
i primi attacchi vissuti dal paziente lasciano una traccia
indelebile nella sua memoria, che conduce allo sviluppo di un'
attesa ansiosa dell'attacco, che, a sua volta, rinforza la
ripetizione degli attacchi successivi. Se gli attacchi di panico
si ripetono in situazioni simili, ad esempio in un mezzo di
trasporto o tra la folla, il soggetto può sviluppare una
particolare sensibilità a tali luoghi o situazioni;
presumibilmente aumenterà la probabilità di avere un nuovo
attacco in questi contesti.
Alcuni soggetti, in questi casi,
sperimentano ansia al pensiero di dover riaffrontare questi
luoghi o situazioni e sviluppano una tendenza ad evitarle
(Franceschina, Sanavio, Sica, 2004).
L'ansia correlata al possibile
inizio di un attacco in una specifica situazione e l'evitamento
di questa situazione è definito come agorafobia (Gordeev, 2008).
In più di un terzo dei casi, questo processo può trasformare il
disturbo di panico senza agorafobia in un disturbo di panico con
agorafobia (Franceschina, Sanavio, Sica, 2004). Anche Sarti et
al. (2000) riportano una simile stima e dichiarano che circa un
terzo dei soggetti con disturbo di panico soffre anche di
agorafobia, ma che, ciononostante, i pazienti che, in ambito
clinico, presentano anche agorafobia, sono la maggioranza.
Se la sintomatologia
agorafobica aumenta può condurre ad un disadattamento sociale
dei pazienti, che, a causa della paura, possono non essere più
in grado di lasciare la loro casa o rimanere da soli (Gordeev,
2008; Sarti et al., 2000). Il ricorso estremo all'evitamento può
infatti provocare, nell'individuo, comportamenti gravemente
patologici (Sarti et. al., 2000).
La presenza di agorafobia
nel disturbo di panico indica una maggior gravità della malattia
e una prognosi peggiore, e richiede speciali tecniche
terapeutiche (Gordeev, 2008).
2008 Serena Terigi. Redazione Pagine Blu degli Psicologi
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