Attacchi di panico.
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IL DISTURBO DI PANICO

Teorie e modelli eziopatogenetici

 

Approccio comportamentale: il condizionamento

 

          Come descritto da Galassi e Ciampelli (2004), nella teoria comportamentista gli attacchi di panico rappresentano uno stimolo incondizionato che, se ripetutamente associato ad uno stimolo intrinsecamente neutro, come i luoghi e le situazioni in cui il soggetto sperimenta gli attacchi,  conferisce a quest'ultimo la potenzialità di evocare una risposta condizionata, che si manifesta attraverso le condotte di evitamento.

Evitando le situazioni in cui l'attacco di panico potrebbe manifestarsi, il soggetto riduce le probabilità di sperimentare un ulteriore attacco, ed, in questo modo, rinforza la condotta di evitamento.

         Gli stimoli che, inizialmente neutri, possono subire il processo di condizionamento, sono essenzialmente di due tipologie: i contesti (luoghi e situazioni) in cui si sono verificati gli attacchi di panico e le sensazioni enterocettive o gli specifici contenuti di pensiero che vengono associati all'attacco di panico (Galassi, Ciampelli, 2004).

 

 

Approccio cognitivo: l'interpretazione catastrofica

         Gli approcci cognitivi generalmente concordano nel ritenere l'interpretazione errata, o catastrofica, il meccanismo fondamentale della ripetizione degli attacchi di panico.

Il paziente che soffre di disturbo di panico, tenderebbe infatti ad interpretare in modo distorto le sensazioni insolite provenienti dal proprio corpo, assumendo verso di queste un comportamento di ipervigilanza.

         Tendenzialmente, il paziente avverte per prima cosa i correlati somatici dell'attacco di panico (sintomatologia cardiocircolatoria, respiratoria, gastrointestinale, ecc.) e l'allarme che ne deriva  innesca secondariamente l'attivazione dei correlati psichici (Sarti et al., 2000).

In quest'ottica, le sensazioni corporee, provocando l'attivazione degli schemi cognitivi catastrofizzanti deputati all'analisi delle stesse, finiscono per essere interpretate come segni imminenti di attacchi di panico (Galassi, Ciampelli, 2004).

I comportamenti miranti ad evitare il ripetersi dell'attacco provocano un ciclo di mantenimento del disturbo, poiché il soggetto tende attribuire ad essi il potere di impedire la realizzazione dell'evento temuto, confermando in tal modo le proprie credenze erronee (Galassi, Ciampelli, 2004).    

 

 

Il modello cognitivo-fisiologico di Rapee

          Rapee (1987), dichiarandosi in accordo con altri autori (cit: Clark, 1986; van den Hout & Griez, 1983), ha concettualizzato un modello per descrivere l'eziologia dell'attacco di panico non situazionale, ovvero non provocato.

In tale modello si assume la correlazione tra vari fattori (Fig. 1).

Disturbo di Panico. Modello di Rapee

 

L' attacco di panico comporta in primo luogo un episodio acuto di iperventilazione, che rientra in un gruppo di sensazioni somatiche, tra cui anche visione offuscata, parestesie, vertigini e palpitazioni. L'individuo incline a sperimentare attacchi di panico, successivamente interpreta queste sensazioni come indici di un serio pericolo fisico (ad esempio un attacco di cuore o morte) ed in conseguenza di ciò sviluppa un ulteriore  sensazione di panico. Questa, a sua volta, provoca un aumento della respirazione, innescando la ripetizione del ciclo.

Se poi le esperienze di attacchi di panico aumentano, è probabile che si stabilisca una diretta associazione tra le sensazioni somatiche e l'emozione del panico tale che l'interpretazione erronea “conscia” non sia più necessaria a mantenere attivo il ciclo.

Inoltre,  regolari e frequenti esperienze di attacchi di panico possono tradursi in un aumento di ansia secondaria, consistente nella paura di sperimentare ulteriori attacchi, la quale, spesso, produrrà uno stato di iperventilazione cronica, che, a sua volta, accrescerà la vulnerabilità ad episodi acuti di iperventilazione.

Infine, l'aumento di ansia secondaria comporterà tendenzialmente anche un aumento di vigilanza verso alcune insolite sensazioni fisiologiche al punto che molte sensazioni naturali, che normalmente vengono ignorate, saranno invece notate e provocheranno una risposta di paura (Fig. 1).

         In accordo al suo modello, l'autore sostiene che l'apprendimento di specifiche tecniche di controllo della respirazione produce benefici effetti nel trattamento degli attacchi di panico.

 

 

 

2008 Serena Terigi. Redazione  Pagine Blu degli Psicologi Psicoterapeuti

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