Attacchi di panico. Terapia Disturbo di panico. Terapia

Cura degli attacchi di panico

Cura degli attacchi di panico
Scritto da Adriano Legacci

In base al “cannocchiale teorico” con cui il fenomeno dell’attacco di panico viene osservato, si trovano in letteratura vari e differenti approcci terapeutici – farmacologico, cognitivo, comportamentale, psicoanalitico – utilizzati singolarmente o integrati secondo diverse combinazioni.

Cura degli attacchi di panico. Psicoterapia, farmaci, trattamenti combinati

Cura degli attacchi di panico. Terapia psicoanalitica

Secondo De Masi (2004), la terapia psicoanalitica è un eccellente strumento terapeutico per la cura degli attacchi di panico. Si propone di liberare il paziente dagli attacchi di panico avviandolo, allo stesso tempo, verso una crescita emozionale e una maturazione personale. L’acquisizione di una consapevolezza profonda dei motivi del malessere e la generale maturazione emotiva risultano essere, nel tempo, il miglior antidoto rispetto al possibile ripresentarsi del fenomeno.

Sarti et al. (2000), elencando i vari tipi di trattamento per il disturbo di panico, suggeriscono l’utilizzo della terapia psicoanalitica in alcuni casi specifici. Da molti studi è emerso che, in alcuni condizioni, l’esordio del disturbo di panico è preceduto da una significativa incidenza di eventi stressanti, in particolare eventi di perdita. Gli attacchi di panico sarebbero allora preparati da immagini, sensazioni, pensieri paurosi, di natura potenzialmente inconscia, che sono correlati all’angoscia di essere intrappolati e/o separati da figure di riferimento.

In questi casi, la terapia psicoanalitica per la cura degli attacchi di panico opera sulle dinamiche transferali, ripercorrendo la storia pregressa del soggetto, focalizzandosi sulla ricostruzione delle interazioni precoci madre-bambino internalizzate e sul raggiungimento della costanza d’oggetto che è strettamente correlata alla sicurezza di sé (Sarti et al., 2000).

Cura degli attacchi di panico. Trattamenti farmacologici

La terapia farmacologica per la cura degli attacchi di panico ha, come risultato diretto, la riduzione delle reazioni neurovegetative coinvolte nell’attacco di panico. Nella terapia farmacologica del disturbo di panico vengono generalmente impiegati i seguenti farmaci (Sarti et al., 2000):

  • inibitori delle monoaminossidasi (IMAO)
  • triciclici (TCA)
  • inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI)
  • alprazolam

Ad eccezione dell’alprazolam, che è una benzodiazepina, gli altri psicofarmaci rientrano nella più vasta categoria degli antidepressivi.

Sarti et al. (2000) descrivono la terapia farmacologica del disturbo di panico suddividendola in tre fasi fondamentali:

  1. Fase di impostazione, finalizzata al controllo degli attacchi di panico, dell’ansia anticipatoria e dell’evitamento fobico.
  2. Fase di consolidamento, mirata alla stabilizzazione dei miglioramenti raggiunti.
  3. Fase di prevenzione di riacutizzazioni e recidive, finalizzata al raggiungimento del recupero funzionale.

L’iter terapeutico per la cura degli attacchi di panico consiste inizialmente nella graduale riduzione del dosaggio di benzodiazepine, nell’eventualità che il paziente le stia già assumendo. Poi, vengono scelti  uno o più farmaci combinati e viene decisa la dose terapeutica. Il trattamento deve essere proseguito per circa 6/8 mesi a dose piena e rigorosamente sostenuto, per la cura degli attacchi di panico,  da un trattamento psicoterapeutico. La sospensione della terapia deve avvenire in modo progressivo e graduale e solo dopo che sia trascorso un periodo di almeno 8/12 mesi di effettivo miglioramento.

Tra gli svantaggi della terapia farmacologica per la cura degli attacchi di panico Sarti et al. (2000) ricordano gli effetti secondari indesiderati, il rischio di dipendenza e un significativo tasso di ricaduta una volta conclusa la terapia, che oscilla tra il 20% e l’80% nei casi in cui non venga completata o sia interrotta dopo poco tempo.

Rapee (1987) indica che i triciclici, in particolare, comportano gravi effetti collaterali e che la somministrazione di IMAO deve essere necessariamente accompagnata dall’imposizione di severe restrizioni dietetiche. Gli effetti indesiderati degli psicofarmaci generalmente producono, secondo l’autore, bassi livelli di alleanza terapeutica.

Il paziente va dunque informato dei rischi legati ad una sospensione brusca o precoce del trattamento, ma anche della specifica natura degli effetti collaterali, poiché soprattutto all’inizio del trattamento per la cura degli attacchi di panico, potrebbero essere interpretati come prodromici di un vero attacco di panico, inducendo il paziente a sospendere la terapia (Sarti et al., 2000).

Per questi motivi, Sarti et al. (2000) ribadiscono la fondamentale importanza di una scelta del farmaco individualizzata e adattata ad ogni singolo paziente, tenendo sempre conto dei possibili effetti indesiderati ed esaltando più possibile l’efficacia di diversi interventi integrati.

 Cura degli attacchi di panico. Terapia cognitivo – comportamentale

La terapia cognitivo-comportamentale è una delle terapie possibili per il disturbo di panico e per l’agorafobia (Galassi, Ciampelli, 2004; Sarti et al., 2000; Roth e Fonagy, 1996).

Rientrano in questo gruppo sia tecniche specificamente cognitive sia tecniche prettamente comportamentali, utilizzate solitamente in reciproca interconnessione.

Franceschina et al. (2004) riprendono la suddivisione proposta da Taylor (2000), che identifica quattro principali categorie di trattamenti cognitivo-comportamentali per la cura degli attacchi di panico.

  1. Interventi psicoeducativi, in cui il terapeuta fornisce informazioni sul disturbo di panico, sui modelli cognitivi e sui metodi di trattamento.
  2. Interventi di ristrutturazione cognitiva, che mirano ad individuare e modificare le convinzioni catastrofiche portando il paziente a sostituirle con cognizioni più realistiche e non catastrofiche.
  3. Strategie di esposizione, in cui il paziente è portato a svolgere esercizi di esposizione sia enterocettiva che situazionale, che possono essere condotti durante le sedute o come compiti da svolgere a casa settimanalmente. Attraverso questi esercizi è possibile operare una verifica sui convincimenti catastrofici relativi alle proprie sensazioni corporee e agli eventi temuti.
  4. Altri interventi, come l’addestramento ad una adeguata respirazione, i training di rilassamento, le strategie di prevenzione possono rivelarsi preziosi alleati nel corso della cura degli attacchi di panico.

Tra le tecniche comportamentali  per la cura degli attacchi di panico,  Galassi e Ciampelli (2004) individuano la desensibilizzazione sistematica, l’esposizione in vivo, l’esposizione simbolica, le tecniche di rilassamento, il training respiratorio, il training assertivo e le tecniche di gestione dell’ansia.

Quella considerata più efficace, in particolare per il trattamento della sintomatologia agorafobica, è l’esposizione, che può essere effettuata sia in vivo, cioè mettendo realmente il paziente a confronto con le situazioni oggetto di evitamento fobico, sia nell’immaginario, ovvero aiutando il paziente a rievocare la situazione temuta mediante la ristrutturazione cognitiva (Sarti et al., 2000)

La tecnica cognitiva più comunemente utilizzata nella cura degli attacchi di panico è, appunto, la ristrutturazione cognitiva, che mira a modificare le interpretazioni catastrofiche che il soggetto associa al panico (Barlow, 1988).

Per ulteriori informazioni sulle tecniche cognitivo comportamentali per la cura degli attacchi di panico è possibile consultare i siti web del Centro di Psicologia Mirandola Marangoni e Lodi e del Centro di Psicoterapia Roma Valeria Palano.

Cura degli attacchi di panico.Trattamenti combinati

In uno studio condotto da Barlow et al. (1984) cinque soggetti che soffrivano di attacchi di panico sono stati trattati con una combinazione di trattamenti, che comprendeva rilassamento muscolare, EMG biofeedback, insegnamento di auto-strategie di coping e interventi per modificare i pensieri che provocano ansia. I pazienti sono stati comparati con un gruppo di controllo costituito da sei soggetti che soffrivano di attacchi di panico e che erano stati inseriti in una lista di attesa. I risultati hanno indicato una diminuzione del panico significativamente maggiore nel gruppo dei soggetti sottoposti a trattamento rispetto al gruppo di controllo (Canil, M. Centro Cura degli attacchi di Panico Treviso).

In un ulteriore esperimento (Gitlin et al., 1985) undici soggetti con disturbo di panico sono stati trattati con una cura degli attacchi di panico che prevedeva  il ricorso ad un pacchetto di tecniche, inclusivo di interventi di educazione, respirazione addominale ed esposizione. I risultati hanno indicato la scomparsa del panico in dieci degli undici soggetti a fine trattamento e nel follow-up a distanza di cinque mesi.

Inoltre, i soggetti hanno riportato che l’educazione e la rassicurazione sugli attacchi di panico, attraverso cui sono state modificate le cognizioni catastrofiche, sono stati a loro parere, tra gli interventi del pacchetto di trattamento, i fattori di maggior utilità, seguiti dalla respirazione addominale, che mirava a ridurre l’iperventilazione.

I risultati di questi due studi, a causa della molteplicità dei trattamenti utilizzati, non riportano conclusioni che consentano generalizzazioni sui meccanismi di cambiamento; dimostrano, tuttavia, che le tecniche psicologiche possono produrre una significativa riduzione nell’esperienza degli attacchi di panico.

 Qualsiasi sia l’approccio di cura preferito, puoi trovare utile consultare questo Elenco psicologi per la cura del  panico

Sull'Autore

Adriano Legacci

Già direttore dell'equipe di psicologia clinica presso il poliambulatorio Carl Rogers e l'Associazione Puntosalute, San Donà di Piave, Venezia.
Attualmente Direttore Pagine Blu degli Psicoterapeuti.
Opera privatamente a Padova e a San Donà di Piave.
Psicoterapia individuale e di coppia.
Ansia, depressione, attacchi di panico, fobie, disordini alimentari, disturbi della sfera sessuale.
Training e supervisione per specializzandi in psicoterapia

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